Il quoridiano trentino L’Adige: „Il libro dei sussurri invita a un raccogliamento in noi stessi”
Lo scrittore romeno Varujan Vosganian presenterà oggi a Rovereto il suo «Libro dei sussurri»
«Io, armeno, nel secolo dell’odio»
«Il „Libro dei sussurri” non è un manifesto politico, ma ci invita a un raccoglimento in noi stessi, ci esorta a fare in modo che le lacrime dei nostri occhi non ci impediscano di vedere le lacrime negli occhi degli altri. Il „Libro dei sussurri” può essere un libro della guarigione». Così lo scrittore romeno di etnia armena
Varujan Vosganian che oggi alle 17 nella sala conferenze del Mart di Rovereto, presenterà in anteprima il romanzo «Il libro dei sussurri» (Keller, pagine 480, euro 18.50) e parlerà di «Il Mediterraneo dei fantasmi e dei sussurri. Il genocidio degli Armeni ». L’incontro-dibattito, il settimo della rassegna «Linguaggi » nell’ambito di «Oriente Occidente», è organizzato in collaborazione con Keller Editore e vedrà presenti, ospiti di riguardo, il Console onorario della Romania Maurizio Passerotti e da Milano il Console onorario della Repubblica di Armenia Pietri Kuciukian.
Questo libro è l’autobiografia di un popolo, gli Armeni, e più in generale di tutti quei popoli che come i Romeni «hanno subìto la storia, anziché viverla»: i «sussurri» sono i legami costruiti sulla ferita inferta dalla storia e scritta nella memoria di un popolo?
«Questo è un libro sul XX secolo; un secolo fatto di guerre, massacri, fosse comuni, soprusi. Ogni popolo ha un suo „Libro dei sussurri” che è vita vissuta e che attende di essere raccontato. Soffrire è uno dei diritti fondamentali dell’essere umano: sancire questo diritto non vuol dire far soffrire gli uomini, ma accettare che uomini e popoli abbiano valori ma anche ferite non ancora rimarginate, che meritano tutto il nostro rispetto. È il senso delle parole di mio nonno con cui inizia il Libro dei sussurri: „Noi non ci distinguiamo per ciò che siamo, ma per i morti che ognuno di noi piange”».
Cos’è l’armenità?
«L’armenità ha una forza paragonabile a quella delle linee magnetiche della Terra, unisce persone che si trovano a grande distanza, accomunate dal sentimento di appartenenza. Nel „Libro dei sussurri” ho descritto gli armeni, anche la loro fisionomia. Ho parlato del punto di fuga di Cézanne, il punto che chiude il quadro, il luogo in cui si congiungono le sopracciglia alla radice del naso. È un punto di forza, un miscuglio di malinconia, languido incitamento e severità».
Le figure di nonna Arshaluys e di nonno Garabet: qual è il loro ruolo nel romanzo? Quanto è importante non perdere la consapevolezza della propria storia?
«Il genocidio degli anni 1895-1922 è un trauma collettivo del popolo armeno. Non esiste famiglia che non abbia subìto lutti e ignorare il genocidio vuol dire non comprendere quanto è accaduto. Il prezioso istituto dei nonni o delle zie che educano i bambini secondo lo spirito armeno oggi è diventato raro. Gli eredi dei superstiti del genocidio armeno parlano con difficoltà sempre maggiore la loro lingua materna. Fortunatamente, negli ultimi anni la diaspora armena, come quella europea, è impegnata in un enorme sforzo di recupero e risveglio del sentimento nazionale».
«Essere Armeno» è un destino, un „appartenere per sopravvivere”?
«Da bambino, mio nonno mi diceva: „Tu sei armeno, e dunque devi essere il primo di tutti, e lottare per questo”. Tra gli armeni c’è un codice morale e d’orgoglio. Per noi la dimensione culturale e religiosa è essenziale; altrimenti, non saremmo riusciti a sopravvivere nella difficile posizione che ha avuto l’Armenia, baluardo della cristianità nel mondo islamico, e nella nostra condizione di uomini dispersi per il mondo».
In Armenia rimane aperto il contenzioso con la Turchia per il riconoscimento del genocidio: la sua opinione?
«Perché si è parlato poco del genocidio contro gli armeni? Paragoniamolo con l’Olocausto: questo è avvenuto più tardi, quando i mezzi di informazione erano più avanzati; inoltre, mentre i turchi hanno tentato in tutti i modi di nascondere queste atrocità, i tedeschi ne hanno tenuto una contabilità precisa. Ora le cose sono cambiate, molte personalità di origine turca hanno assunto una posizione ben diversa, si è avviato un processo di sensibilizzazione».
Oggi senatore per il Partito Nazionale Liberale e per due anni già ministro dell’Economia e delle
Finanze, ritiene che la Romania abbia raggiunto gli obiettivi suggeriti dall’Ue quanto ad avanzamento sociale e lotta alla corruzione?
«L’entrata della Romania nell’UE non ha risolto i nostri problemi. In un certo senso, è più difficile essere poveri all’interno che all’esterno dell’Unione.
Oggi siamo piegati dalla grave crisi economica e anche la corruzione è un grande problema, perché incoraggiata dai rappresentanti dello Stato. Tuttavia, io credo nel futuro della Romania: crescita economica e ammodernamento istituzionale spero riprendano dopo le elezioni del 2012». Mi. Spo (Ha collaborato per la traduzione Anita Natascia Bernacchia).
Textul se poate gasi in numarul din 10 septembrie 2011 al cotidianului l’Aldige (Trentino). Foto: Domul din Trento
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