Forum degli Intelettuali Romeni d’Italia : Il libro dei sussuri, un romanzo sui vinti che hanno fatto la storia.
Forumul intelectualilor romani din Italia a realizat o serie de interviuri cu scriitori romani participanti la salonul de carte din Torino, la initiativa Anitei Bernacchia si a Mariei Lombardo. Iat, in continuare, interviul acordat de autorul Cartii soaptelor:
FIRI: Perché Il libro dei sussurri è un romanzo sui vinti che hanno fatto la storia, per citare le parole di nonno Garabet, uno degli eroi del romanzo?
Varujan Vosganian: Per soffrire davvero, bisogna avere molta forza. Questo è uno dei diritti fondamentali dell’essere umano, non tutelato purtroppo da nessuna Costituzione, un diritto di cui finora solo la cultura si è fatta fervida sostenitrice: il diritto alla sofferenza. Sancire questo diritto non vuol dire far soffrire gli uomini, al contrario, vuol dire accettare il fatto che ogni uomo, ogni popolo ha i suoi simboli, i suoi punti di riferimento, i suoi valori, i suoi dolori, e di conseguenza le sue ferite non ancora rimarginate, che meritano il nostro rispetto.
E’ questo il senso delle parole con cui mio nonno, non io, comincia a scrivere Il libro dei sussurri: “Noi non ci distinguiamo per ciò che siamo, ma per i morti che ognuno di noi piange”. Ecco perché il romanzo non finisce con l’ultima pagina, ma continuerà a esistere fin quando esisterà la paura, fin quando per una lacrima si verserà tanto sangue quanto ne è stato versato, un tempo, per un secolo di guerra. E’ un libro che parla degli armeni, ma anche dei romeni e di altri popoli. E’ un libro sul XX secolo, le sue guerre mondiali, i suoi massacri, le fosse comuni, le sue ideologie e i suoi soprusi. Ma non solo. Ogni luogo, ogni tempo, ogni popolo, come dicevo, ha un suoLibro dei sussurri. Un libro che è vita vissuta, e che attende solo di essere raccontato.
A un certo punto, il narratore dice chiaramente: “Di coloro che soffrono è impossibile raccontare”. Tuttavia, lei si è trasformato in una cassa di risonanza e ha deciso di farlo. Come si riflette la loro sofferenza in lei, come scrittore e come persona?
I miei nonni non mi hanno inculcato il sentimento dell’odio. In realtà non mi hanno raccontato nulla di quanto è loro accaduto, forse proprio per questo motivo. Le storie che riporto nel libro le ho apprese da altri. Il genocidio degli anni 1895-1922 è un trauma collettivo del popolo armeno. Non c’è quasi una sola famiglia che non abbia avuto dei parenti uccisi in quegli anni. Ignorare il genocidio vuol dire comprendere poco o nulla di quanto ci è accaduto dopo quegli eventi. Così è anche nelLibro dei sussurri. Ma, di nuovo, questo libro ci insegna a parlare di quegli accadimenti senza provare sentimenti d’odio.
Quale parte del romanzo le ha richiesto l’impegno maggiore?
Quella in cui parlo dei sette cerchi della morte, i convogli sospinti verso il deserto della Mesopotamia. Poiché si tratta di fatti di un’atrocità indicibile, ho dovuto documentarmi con assiduità, perché nessuno mi accusasse di inventarmi alcunché. Ne è emerso che la realtà non può essere superata dalla finzione, dato che certe cose non avrei osato neppure immaginarle. Poi, scrivendo, ho dovuto reprimere le mie emozioni, benché non ho potuto fare a meno di scrivere, da qualche parte, che mi sentivo anch’io come uno degli infelici entrati nei convogli della morte. Scrivere con tale sobrietà a proposito di vicende così crudeli, specie quando sono accadute al tuo popolo, è come percorrere lunghe distanze correndo in punta di piedi. Un altro impegno non da poco è stato scrivere l’ultimo capitolo, che affronta la morte di mio nonno Garabet. E’ il primo morto che io abbia mai visto. Mi ha insegnato tante cose, persino che cos’è la morte, ha voluto essere il primo a mostrarmela.
Come è stato accolto il messaggio de Il libro dei sussurri sulla scena internazionale?
La versione spagnola, El libro de los susurros, è stata molto elogiata dalla critica. Secondo i nostri rappresentanti presso l’Istituto Culturale Romeno, nessuna opera romena tradotta ha mai avuto così tanta stampa, finora. Io stesso, durante la tournée di presentazioni in Spagna, sono rimasto colpito da come la critica e il pubblico spagnolo hanno recepito il messaggio del libro. In Italia il romanzo uscirà in autunno, ma poiché Anita Natascia Bernacchia ha già ultimato la traduzione, il libro ha già i suoi lettori. Uno di questi è, naturalmente, l’editore Roberto Keller, il quale punta molto sul successo italiano del romanzo. Un altro lettore, del quale sono particolarmente onorato, è il professor Baykar Sivazlyian, presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia, che ha presentato il romanzo in anteprima al Salone del Libro di Torino. Sivazlyian ha detto una cosa che reputo essenziale: Il libro dei sussurri, al di là del suo valore letterario, non è un pamphlet, non intende formulare verdetti, non vuole suscitare rancori o sentimenti violenti. Il lettore è colui che deciderà in che modo deve essere analizzata e assimilata la storia.
Varujan Vosganian è autore del romanzo Il libro dei sussurri, in pubblicazione per le edizioni Keller (trad. di Anita Bernacchia) e presentato in anteprima al Salone del Libro 2011.
Foto: Il Duomo di Torino