MagazineRoma.It e la presentazione del Libro dei Sussurri

Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, il genocidio degli armeni e il dialogo con i morti
di Antonio Carbone —11 marzo 2012

Sarà un caso ma i libri più interessanti che ho letto ultimamente sono stati pubblicati dalla casa editrice Keller di Trento. Mi riferisco a quelli del premio nobel, Herta Müller (Il paese delle prugne verdi e Il re si inchina e muore) del giornalista polacco, Wojciech Tochman (Come se mangiassi pietre) e della scrittrice di origini rumene, Aglaja Veteranyi (Lo scaffale degli ultimi respiri). Questa felice coincidenza mi è sembrata sufficiente per convincermi ad andare, sabato pomeriggio, alla presentazione del libro dello scrittore rumeno, Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri – edito anche questo dalla Keller – che si è tenuta presso l’Accademia di Romania a Roma.
Superato l’impatto iniziale con un certo ambiente un po’ paludato, da Accademia appunto, non mi sono affatto pentito. Varujan Vosganian che è un personaggio poliedrico – professore, matematico, economista, è stato persino Ministro – con questo libro ha pensato bene di fare i conti col suo passato, essendo nato da una famiglia armena emigrata in Romania dall’antico impero ottomano dopo il genocidio del 1915.
Nel sentirlo parlare mi è venuto in mente il racconto di Danilo Kiš, L’enciclopedia dei morti. Cioè di quell’opera in migliaia di volumi dove, secondo l’autore, sono ammesse soltanto le voci riguardanti persone che non compaiono in alcun altro libro. I vinti, per intenderci. Quelli che subiscono la storia, come è stato per gli armeni e non solo. Condannando i sopravvissuti a non poter mai interrompere il dialogo segreto con loro.
Questa nostalgia si leggeva bene anche sui volti delle persone presenti nella sala, per lo più credo di origini armene, che ascoltavano non solo rimanendo in silenzio ma forse persino assenti. In quanto, c’è da supporre, momentaneamente ricongiuntesi ai morti, grazie all’azione ipnotica della scrittura.
Alla fine su quelle facce di persone comuni poche avvezze con presentazioni di libri, festival e vernissage, si è palesata persino una certa stanchezza per lo sforzo appena compiuto misto a un’espressione di orgoglio, tutto terreno, nel sentire ancora parlare lo scrittore nella loro lingua madre. Ma l’effetto era già finito. Fugace come la sensazione procurata da un odore, un profumo o solo dal calore, stringendo un vecchio pomello in ottone.
E’ probabile che saranno stati in molti a comprare il libro. Per poi incominciarlo a leggerlo subito. E continuare nei giorni successivi sul tram o in metropolitana, andando a lavoro. Sperimentando di nuovo, a mano a mano che nel libro viene indicato ogni movimento che ha fatto cadere un mattone dai muri in rovina, la stessa assenza. Che in fondo è il segreto della letteratura.
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