Giani Biondillo e Nazioneindiana.com: „Il libro dei sussurri- uno dei grandi romanzi della letteratura europea contemporanea”
Gianni Biondillo
Impresa titanica quella di Varujan Vosganian: raccontare la diaspora armena – dopo i genocidi ottomani – vista da una piccola città della Romania, Focşani. Storia che noi, colpevolmente, non conosciamo affatto e che eppure si intreccia a doppio filo con quella del Novecento europeo.
La peculiarità dell’opera di Vosganian sta nell’aver deciso di non ci restituirci il racconto di quegli avvenimenti attraverso una cronologia: non fa Storia, ma narrazione. Non racconta per grandi eventi, ma per piccoli episodi, per storie minime e allo stesso tempo straordinarie. I protagonisti de Il libro dei sussurri sono contadini, artigiani, soldati, patrioti, sacerdoti, vecchi, bambini. Non ostante sia profondamente autobiografico, non è la voce della memoria infantile di Varujan a parlare in questo libro. È la memoria dell’intero popolo di rifugiati che parla attraverso di lui. Varujan è l’aedo, il cantore di questa resistenza alle avversità della Storia politica europea che ha frantumato e disperso un popolo senza riuscire in ogni caso ad estirpargli l’identità.
Il popolo della diaspora – errante come quello ebraico – sussurra per evitare la repressione del regime di Ceauşescu. Sussurra per non perdere le tradizioni, per tenerle salde. Sussurra per riuscire a parlare liberamente, quando si nasconde nelle cripte dei cimiteri, sognando una nuova fuga. Tutti questi sussurri, sono storie di uomini e di donne, racconti di sofferenze, gioie, nascite, morti. Tutti questi sussurri sono la memoria orale di un’umanità dolente e vitale, sono una voce sola, potente, restituita a noi da uno scrittore straordinario.
Il libro dei sussurri è un’epopea scritta con una lingua densa, intensa, nobile, pervasa di un realismo magico che me la fa affiancare ad altre, alte, esperienze narrative internazionali. Le storie di migliaia di vivi e di morti risuonano nelle pagine di questo libro unico, che non ho vergogna di dire sia, per me, uno dei grandi romanzi della letteratura europea contemporanea.
[pubblicato su Cooperazione, n.51 del 19 dicembre 2011]