Il Corriere Nazionale di Peruggia: Antonia Arslan (foto), Varujan Vosganian e un genocidio che „non existe”, una parola vietata
Armeni, il genocidio che “non esiste”: Il nuovo libro di Varujan Vosganian
Fu la prova tecnica della Shoah. Parla la scrittrice Antonia Arslan: “La Turchia deve fare i conti con la sua storia”
Hanno vietato una parola. Ma in una parola c’è una pagina di storia. Di dolore. E proprio per questo nella democratica Turchia l’hanno stabilito per legge: il „genocidio” non esiste. Chi non ha paura della storia però, non può negare quello che Bernard Henry-Levy descrive come „un banco di prova; un laboratorio del genocidio considerato come tale dai nazisti”: lo sterminio del popolo armeno perpetrato un secolo fa dagli ottomani in Anatolia, la moderna Turchia. E in effetti si tratta del primo eccidio pianificato del Novecento: tanto che quando il giurista Raphael Lemkin inventò il termine „genocidio” durante gli anni della Shoah lo fece pensando a quella tragedia. E mentre in questi giorni la democrazia turca traballa di nuovo fortemente per le decine di arresti di presunti sostenitori del KCK (Unione delle comunità del Kurdistan), tra cui diversi intellettuali da sempre in prima linea per la libertà di stampa e di espressione, in Italia arriva un nuovo romanzo che racconta quell’orrore: „Il libro dei sussurri” (Keller editore) – il libro più venduto in Romania negli ultimi dieci anni – dello scrittore di origini armene Varujan Vosganian. Un libro sulla memoria e sulle vicende di un popolo, un lungo racconto di sofferenza ma anche di sogni e speranza, che è in realtà la storia di un secolo intero devastato dalla violenza e dall’odio etnico. A ricordare le violenze perpetrate dai turchi, aveva già contributo „La masseria delle allodole” (Rizzoli 2007), bellissimo romanzo di Antonia Arslan, intellettuale padovana di origine armene, che attingendo alle memorie familiari, ha raccontato la storia di un gruppo di armeni vittime dei rastrellamenti. E Arslan in questi giorni è stata protagonista di un botta e risposta mediatico dalle pagine dei quotidiani veneti, con l’ambasciatore turco in Italia Hakki Akil, che ha inviato lettere a tutti gli amministratori locali che hanno deliberato mozioni di sostegno al popolo armeno e di riconoscimento del genocidio, utilizzando toni molto affini all’intimidazione. La professoressa Arslan è intervenuta stigmatizzando l’ingerenza dell’ambasciatore e il negazionismo dell’amministrazione turca. „La Turchia non ha ancora fatto i conti con la sua storia – sostiene Arslan – non c’è stato alcun processo di pacificazione civile, come in Germania dopo l’Olocausto o come in Rwanda, e non potrà esserci finché il governo non ammetterà le proprie colpe e accetterà di riconoscere il proprio passato sanguinoso. Fino ad allora continueranno gli atteggiamenti di esasperato orgoglio nazionalistico”. „Ritengo che aleggi nervosismo sempre più crescente dovuto all’avvicinarsi del centenario dello sterminio armeno” conclude la scrittrice commentando anche i recenti arresti di quanti reagiscono al tentativo di blanchissage delle autorità, e che lasciano sperare che prima o poi la Turchia possa riconoscere che le sue radici quale stato moderno, affondano nel sangue di centinaia di migliaia di armeni.