Italian Literary Site 2000battute: „Credo che Il libro dei sussurri abbia una forma di sacralità antica”

Italian Literary Site 2000battute: „Credo che Il libro dei sussurri abbia una forma di sacralità antica”

È sempre tempo di letture invernali, anche con la luce lunga di giugno e il caldo, i cinguettii dei vacanzieri e la frivolezza sudata delle sere d’estate. Il libro dei sussurri è una lettura invernale se non altro perché quello di cui racconta è un lungo inverno della storia, la saga di un popolo più volte martoriato eppure mai veramente elevato a simbolo dell’oppressione agli occhi viziati dell’Occidente. Sono gli armeni i protagonisti e Il libro dei sussurri ne racconta la saga durante il Novecento, tra il ricordo del genocidio operato per mano turca, in particolare nell’allora Costantinopoli nel 1915-16, e la successiva presa di potere dei bolscevichi nei territori tradizionalmente armeni e l’alleanza degli esuli con la Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sono vicende magmatiche forse mai ben comprese dall’Occidente, vicende avvenute ai margini del continente per come di solito intendiamo l’Europa, in territori di confine e tra popolazioni che ci posson perfino sembrare esotiche. Sono vicende drammatiche quelle degli armeni, avvenute a seguito delle contorsioni delle viscere d’Europa, in quegli stessi territori imprigionati tra zone d’influenza militari, etniche, culturali e religiose che hanno prodotto la shoah ebraica. Sulle vicende ebraiche esiste un’ampia letteratura, spesso di valore storico e letterario assoluti. Molto meno conosciamo degli altri popoli coinvolti. Martin Pollack racconta della Galizia-Bucovina con piglio e tono da storico che osserva una regione, ne Il libro dei sussurri Vosganian invece narra l’epopea di un popolo, la sua sofferenza, le sconfitte e gli sforzi per sopravvivere a un destino minore.

Quando mi trovo di fronte a un autore che ha saputo scrivere l’epopea del proprio popolo, mi chiedo sempre se non si dovrebbe celebrare l’opera in una categoria a parte, perché mi sembra impossibile considerare libri come questi alla stregua di libri di puro intrattenimento o pura informazione. Considerarli con gli stessi criteri, leggerli con la stessa espressione, anche solo sfogliarli come si sfoglia un qualunque libro solo per il fatto che tutti sono pile di fogli di carta rilegati. Credo che un’opera come Il libro dei sussurri abbia una forma di sacralità antica e per questo meriti una collocazione speciale, insieme alle altre epopee di chi a cantato il destino del proprio popolo.

Il libro dei sussurri, pur narrando una storia, tuttavia non è un vero libro storico, è più una narrazione che richiama un’odissea o la trascrizione di racconti popolari, una saga anche, nella quale sono i personaggi della storia gli interpreti con il destino del popolo che lentamente si srotola alle loro spalle, nel corso dei decenni, attraverso gli scontri, le fughe, i discorsi e le morti. Per questo ha una narrazione lenta, lunga, episodica, come di memorie che vengono recuperate.

Ho iniziato parlando di letture invernali, era a questo che pensavo, a questo tipo di lettura delle lunghe ore di silenzio e di penombra, il passo rallentato dal freddo e dalla sofferenza, ascoltando una voce che non deve convincere o convertire, ma solo raccontare vicende, avventure e drammi che per un popolo rappresentano la memoria. Quindi non è un pamphlet, non è un trattato di storia e nemmeno un romanzo. È un’epopea antica seppure avvenuta durante il secolo scorso, e in quanto epopea mescola ricordi a trame, e poi suggestioni, biografie, testimonianze, voci, leggende, rendendo sempre onore ai morti, ai martiri e agli eroi. Potrebbe quasi essere una ballata, ma non ne ha il ritmo cadenzato, in ogni caso è una narrazione che sgorga dalla terra e dai sassi.

«Noi non ci distinguiamo per ciò che siamo,
ma per i morti che ognuno di noi piange»

così nonno Garabet, il personaggio principale che attraversa tutto il libro, accoglie i lettori in epigrafe. Sulle prime magari non ci si fa troppo caso, ma dopo aver finito Il libro dei sussurri e ripercorrendolo a ritroso, quando si giunge nuovamente all’epigrafe questa assume un senso profondo, personale ma anche definitorio. Non è un’iscrizione romantica, è un’iscrizione politica.

Occorre sforzarsi per leggere un libro come questo. Come per salire su una cima alpina. Impone fatica, dedizione, resistenza. E come chi cerca il respiro della montagna non sale su funivie o automezzi per risparmiarsi ogni fatica, allo stesso modo chi si appresta a leggere l’epopea tragica di un popolo, non può affrettarsi o rimpiangere il tempo impiegato a leggere le molte pagine. Il passo lento degli esuli in marcia sotto le sferzate dei soldati turchi, nel deserto siriano, verso una destinazione ignota che per i superstiti non sarà altro che la loro tomba, questa una delle descrizioni più drammatiche della storia degli armeni e allo stesso tempo la più ricca e vibrante tra quelle vergate da Vosganian, va accompagnato come se fosse una liturgia, una processione tradizionale, un rituale. È bello leggere libri così, invernali con il caldo del deserto.

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